10 luglio 2026 | Antonio Pignanelli
Il paradiso si raggiunge soffrendo, o lo si sceglie stando leggeri? Da millenni l'umanità cerca la stessa cosa: uscire dal peso dell'ego, toccare qualcosa di più grande di noi, sentirsi finalmente a casa. Ma le strade proposte per arrivarci sono spesso opposte. C'è chi insegna che il divino si conquista con il sacrificio, la rinuncia, la disciplina del corpo portata all'estremo. E c'è chi, come il Reiki, propone di attivare quello stesso stato di grazia partendo da un luogo del tutto diverso: la gioia.
Non scrivo queste righe per mettere in discussione le grandi tradizioni ascetiche. Il digiuno, il silenzio, la rinuncia ai beni materiali hanno accompagnato monaci, eremiti e cercatori di ogni epoca verso trasformazioni interiori autentiche, e le guardo con rispetto profondo. Nella loro forma più matura, quelle pratiche non sono mai state punizione fine a se stessa: erano un allenamento al non attaccamento, un modo per allentare la presa dell'ego lasciando andare, uno alla volta, i desideri che ci tengono prigionieri.
Il Reiki cammina verso la stessa liberazione, ma passa da una porta diversa. Invece di allenare il distacco attraverso la privazione, propone di scioglierlo attraverso la leggerezza: quando siamo davvero felici, in pace, presenti, l'ego si acquieta da solo, senza bisogno di combatterlo. Sono due porte diverse aperte sullo stesso orizzonte.
La differenza si vede bene nel modo in cui le due vie guardano al corpo. Nella visione ascetica più radicale, il corpo è spesso trattato come un nemico da vincere: le sue richieste - fame, riposo, piacere - vengono considerate ostacoli da superare per liberare lo spirito, e più si resiste, più ci si crede vicini alla meta.
Nel Reiki il corpo non è un avversario, è un tempio: un canale attraverso cui l'energia universale può fluire libera, quando non è bloccata da tensione, paura o resistenza. Non si tratta di reprimere il corpo per farlo tacere, ma di ascoltarlo, prendersene cura, lasciare che l'energia lo attraversi senza ostacoli. È lo stesso obiettivo - la libertà dello spirito - raggiunto lasciando fluire invece che resistendo.
C'è una storia che trovo bellissima, perché arriva dal cuore stesso della tradizione ascetica, non da fuori. Prima di diventare il Buddha, il principe Siddharta abbandonò tutto - palazzo, famiglia, ricchezze - per dedicarsi a un ascetismo estremo: anni di digiuni durissimi, privazioni portate fino al limite della sopravvivenza, nella convinzione che solo annullando il corpo si potesse raggiungere il risveglio.
Non funzionò. Dopo anni di sofferenza volontaria, si racconta che fosse così debole da svenire durante un bagno rituale in un fiume. Fu allora che comprese: né l'eccesso di piacere né l'eccesso di privazione portano alla verità. Trovò l'illuminazione solo dopo aver abbandonato l'ascetismo estremo per quella che chiamò la Via di Mezzo, un equilibrio tra rinuncia e vita vissuta. Anche chi ha camminato più a fondo nella via della sofferenza, alla fine, ha scoperto che la porta si apriva altrove: in un equilibrio più leggero.
Questo è, in fondo, il cuore del Reiki: la gioia non è una distrazione dal cammino spirituale, è essa stessa un cammino. Quando ci sentiamo in pace, quando il cuore è leggero, l'energia scorre più libera - e con essa si aprono intuizione, gratitudine, connessione con qualcosa di più grande. Non serve soffrire per meritare la pace: basta scegliere, ogni giorno, un po' più di leggerezza.
Non è una via più facile, solo diversa. Richiede comunque disciplina: fermarsi, respirare, lasciare andare i pensieri che appesantiscono, scegliere consapevolmente la gratitudine invece della lamentela. Ma la direzione è opposta: invece di allontanarsi dal piacere per trovare la pace, la si trova proprio nella capacità di accogliere la gioia senza sensi di colpa.
"Il paradiso non è sempre una meta da raggiungere soffrendo: a volte è uno stato che si attiva nel momento stesso in cui scegliamo la leggerezza."
Quale porta senti più vicina a te, in questo momento della tua vita? Non c'è una risposta giusta per tutti: c'è solo quella che ti fa sentire più vero, più in pace, più libero.
Se senti che la tua porta è quella della leggerezza, e vuoi scoprire come il Reiki può aiutarti ad aprirla, sono qui a Gallarate per accompagnarti in questo percorso.
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