8 luglio 2026 | Antonio Pignanelli
Ci sono momenti in cui il buio arriva senza bussare, senza un motivo apparente, e ci si sente sopraffatti, come se non ci fosse via d'uscita. A me è successo due volte, in periodi diversi della vita e per ragioni all'apparenza molto diverse tra loro. In entrambi i casi ne sono uscito grazie a una cosa semplice, alla portata di tutti: la logica. Non l'ho mai raccontato qui, ma credo possa essere utile a chi si ritrova, oggi, in una situazione simile.
Il primo episodio risale a diversi anni fa. Facevo un trattamento di pranoterapia a mia moglie: passavo le mani su di lei per "pulire" e allontanare energia negativa. In quel periodo conoscevo ancora poco questa pratica, e mi mancava una nozione fondamentale, che oggi considero uno dei principi base di ogni lavoro energetico serio: bisogna usare l'energia vitale universale, non la propria. Per una settimana intera, senza saperlo, ho attinto alla mia energia personale, un po' alla volta, ogni giorno, per darla a lei.
Una mattina mi sono svegliato senza più nessuna voglia di vivere. Un vuoto così pesante da spaventarmi, arrivato all'improvviso, senza nessun evento scatenante nella mia vita di tutti i giorni. Invece di lasciarmi trascinare da quello stato d'animo, ho fatto una cosa che oggi consiglio a chiunque si trovi in una situazione simile: mi sono fermato, con calma, e mi sono chiesto cosa fosse cambiato nella mia vita in quel periodo. Ho ripercorso i giorni uno per uno, con metodo, quasi come si farebbe con un elenco. E alla fine l'unica variabile diversa, l'unica cosa che non facevo prima, era proprio quel trattamento. Ho smesso immediatamente. Dopo tre giorni ero di nuovo io, completamente.
Il secondo episodio è più recente. Ero appena rientrato da un mese di vacanza, e giorno dopo giorno diventavo sempre più triste. Non era la solita malinconia del rientro, quella che conosciamo un po' tutti: la voglia di vivere scemava lentamente, come se la vita stesse perdendo ogni significato, un poco alla volta. So bene che i primi giorni di tristezza, tornando dalle vacanze, sono normali. Quello che invece mi ha insospettito è stato notare che, invece di attenuarsi con i giorni, la sensazione peggiorava.
Anche qui mi sono fermato a ragionare, con lo stesso metodo di anni prima: cosa c'era di diverso tra la vacanza e la mia vita di tutti i giorni a casa? Ho passato in rassegna le abitudini, i luoghi, le persone, finché non sono arrivato a un dettaglio che sembrava insignificante: il letto. Il materasso che avevo a casa era troppo rigido, non mi permetteva di dormire davvero bene, e mi svegliavo più stanco di quando mi ero coricato la sera prima. Ho cambiato materasso. Nel giro di pochi giorni, la situazione è rientrata.
Due episodi diversi, distanti nel tempo, con cause completamente diverse - eppure un unico insegnamento. La stanchezza, fisica o energetica, può consumarci a tal punto da farci scivolare in una vera e propria depressione, senza che ce ne accorgiamo subito.
In entrambi i casi, la svolta non è arrivata subendo passivamente lo stato d'animo, ma fermandomi e ponendomi una domanda molto concreta: "cosa è cambiato nella mia vita in questo periodo?" Non un'analisi complicata, solo un ragionamento onesto e paziente, ripercorrendo i giorni e le abitudini una per una. Spesso è proprio questa domanda a portare dritti alla causa reale - fisica o energetica che sia - e individuare quella causa, per poi correggerla, è ciò che fa tornare la luce.
"Quando il corpo o l'energia sono allo stremo, fermarsi e chiedersi con calma cosa è cambiato può essere il primo passo per tornare alla luce."
Su questo punto voglio essere molto chiaro, perché mi sta a cuore più di ogni altra cosa. Il tipo di depressione di cui vi ho parlato - legata a un esaurimento fisico o energetico individuabile e correggibile, come nei miei due episodi - è UN caso possibile, non l'unico.
Esistono altre forme di depressione, legate a malattie o a situazioni di vita molto difficili, che sono una cosa diversa e che richiedono un vero supporto professionale. Se il vuoto o la tristezza persistono nel tempo, peggiorano invece di attenuarsi, o non si riesce a individuare una causa fisica o energetica chiara come nei casi che vi ho raccontato, il passo giusto è parlarne con un medico o con uno psicologo. Non è affatto un segno di debolezza: è un atto di cura verso se stessi, probabilmente il più importante che si possa compiere in quel momento.
Voglio essere onesto anche su un altro punto: io non sono un terapeuta, e il Reiki non è mai un sostituto di un percorso di cura medico o psicologico. Resta, e resterà sempre, un supporto complementare - un aiuto per ascoltare meglio il corpo e l'energia, per rallentare, per ritrovare un po' di equilibrio - ma mai una cura in sé.
Se c'è un insegnamento che porto con me da questi due episodi, è che la stanchezza va presa sul serio, prima che diventi qualcosa di più grande. E che davanti a un malessere che non si spiega, la logica - fermarsi, osservare, chiedersi cosa è cambiato - può essere una bussola preziosa, anche se poi la risposta giusta sarà semplicemente quella di chiedere aiuto a chi è preparato per darlo.
Se questa storia ti ha parlato, scrivimi: mi piacerebbe sapere se anche a te è mai capitato di sentirti giù senza un motivo apparente, per poi scoprire una causa molto concreta. E se senti il bisogno di un momento di reale riequilibrio, per ascoltare meglio il tuo corpo e la tua energia, ti aspetto qui a Gallarate.
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